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Accendere un fiammifero - L'angelus del Papa.

Fabrizio Falconi avatar Domenica 11 Marzo 2007, 12:30 in Cristianesimo di Fabrizio Falconi

Queste le parole pronunciate pochi minuti fa da Benedetto XVI, nell'Angelus, in Piazza San Pietro, davanti a circa 60.000 persone:

"Le persone e le societa' che vivono senza mai mettersi in discussione hanno come unico destino finale la rovina. Cristo invita a rispondere al male prima di tutto con un serio esame di coscienza e con l'impegno a purificare la propria vita. Altrimenti, dice Gesu', periremo. Periremo  tutti nello stesso modo.

La conversione pur non preservando dai problemi e dalle sventure, permette di affrontarli in modo diverso. Anzitutto aiuta a prevenire il male, disinnescando certe sue minacce. E, in ogni caso, permette di vincere il male con il bene, se non sempre sul piano dei fatti - che a volte sono indipendenti dalla nostra volonta', certamente su quello spirituale. In sintesi: la conversione vince il male nella sua radice che e' il peccato, anche se non sempre puo' evitarne le conseguenze.

Benedetto XVI prende spunto dal Vangelo di oggi che riporta il commento di Gesu' a due fatti di cronaca. Il primo era la rivolta di alcuni Galilei, che era stata repressa da Pilato nel sangue; il secondo: il crollo di una torre Gerusalemme, che aveva causato diciotto vittime.

Due avvenimenti tragici - spiega il Papa - ben diversi: l'uno causato dall'uomo, l'altro accidentale. Secondo la mentalita' del tempo, la gente era portata a pensare che la disgrazia si fosse abbattuta sulle vittime a motivo di qualche loro grave colpa.   "Credete che quei Galilei fossero piu' peccatori di tutti i Galilei? O che quei diciotto fossero piu' colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme?", chiese invece Gesu' che in entrambi i casi conclude: "No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti nello stesso modo". Ecco  il punto al quale Gesu' vuole portare i suoi ascoltatori: la necessita' della conversione. Non la propone in termini moralistici, bensi' realistici, come l'unica risposta adeguata ad accadimenti che mettono in crisi le certezze umane. Di fronte a certe disgrazie non serve scaricare la colpa sulle vittime. Vera saggezza e' piuttosto lasciarsi interpellare dalla precarieta' dell'esistenza e assumere un atteggiamento di responsabilita': fare penitenza e migliorare la nostra vita.  Questa e' sapienza, questa e' la risposta piu' efficace al male, ad ogni livello, interpersonale, sociale e internazionale.

"Preghiamo Maria Santissima che ci accompagna e ci sostiene nell'itinerario quaresimale  affinche' aiuti ogni cristiano a riscoprire la grandezza, direi la bellezza della conversione. Ci aiuti a comprendere che fare penitenza e correggere la propria condotta non e' semplice moralismo, ma la via piu' efficace per cambiare in meglio se stessi e la societa'. Lo esprime molto bene  una felice sentenza: accendere un fiammifero vale piu' che maledire l'oscurita'". 

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2 commenti
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13 Mar 2007
alle 23:37

Egidio Saracino

La frase è bellissima e molto significativa per chi la vuole interpretare con onestà. In ogni caso è la sentenza di don Tonino Bello, vescovo santo, morto ancora molto giovane.

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11 Mar 2007
alle 20:14

pensieridiunmuratore

Accendere un fiammifero vale molto più che maledire l'oscurità!

Che fa Ratzinger adesso comincia a imitarmi? :D

Scherzi a parte la strada è quella giusta! Speriamo sia seguita coerentemente anche da chi la indica. 

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