Dagli UFO al Large Hadron Collider - I misteri della natura e della scienza
Ma che cuore, che mente, che nervi ci vogliono per camminare su una corda tesa a 417 metri d'altezza ???
Sono convinto che Philippe Petit, quel giorno, il 7 agosto del 1974, realizzò una delle più straordinarie (anche se inutili) imprese mai tentate da essere umano.
Chi altri al mondo potrebbe mai camminare sopra una corda spessa meno di tre centimetri, tirata a 417 metri d'altezza, tra le due Torri Gemelle di New York, poi distrutte dal terribile attentato dell'11 settembre 2001 ?
Philippe Petit, in quel giorno del 1974 lo fece, e anche con una incredibile naturalezza, per ben 8 volte, avanti e indietro! . Quella impresa è celebrata da un documentario, Man on Wire di James Warsh, che sarà presentato presto in Italia, e di cui vi presento un assaggio nel video qui sopra.
Un essere così straordinario, capace di una cosa così fuori dai canoni, suscita (non solo) in me una curiosità enorme.
Chi è Philippe Petit ?
Le biografie dicono che è nato nel 1949 da una famiglia piccolo borghese. A sei anni ha imparato l'arte della magia, poi a fare giochi di prestigio, a cavalcare, arrampicare rocce, disegnare, costruire impalcature di legno. Lo espellevano da ogni scuola perché non voleva chinare la testa sui banchi ma tenerla sempre in alto, orientata verso le utopie. Poi si mise a girare il mondo, vivendo di espedienti, esibendosi per strada, «sfuggendo alla polizia con il monociclo», borseggiando («spesso restituivo la refurtiva, mi interessava rubare per la bellezza di farlo»).
La prima impresa è stata a Parigi, Notre-Dame, 1971. Tese una corda tra le due torri e camminò nel nulla, sopra centinaia di persone stupite. Quando scese lo misero in galera, perché era proibito turbare l'ordine pubblico e fare mattane. Tra i curiosi, rapiti, c'era anche lo scrittore Paul Auster, che poi lo aiutò a pubblicare i suoi libri («i miei manoscritti erano stati respinti da diciotto editori»). In quarant'anni ha passeggiato tra le nuvole ovunque, da Sydney alla Torre Eiffel. E vorrebbe ancora farlo in posti estremi, come il Gran Canyon o l'isola di Pasqua.
Il suo sogno più grande sono state le Torri Gemelle. Cominciò a pensarci quando le vide solo in forma di progetto su una rivista. E preparò per mesi l'impresa come fosse un colpo in banca. Nel ‘74 si arrampicò di nascosto sui grattacieli in costruzione, beffò la sicurezza, tese il filo e andò avanti e indietro per una quarantina di minuti a 400 metri d'altezza, vestito di nero. Lo arrestarono di nuovo, ma fu condannato a una pena mite: esibirsi per i bambini a Central Park. Era arrivato a New York come un cospiratore, con quello sberleffo estremo in mente. Non se n'è più andato via. Ora abita nel triforio di una cattedrale in costruzione, dove possiede gallerie sotterranee, balconi, cantine segrete dove gioca a scacchi da solo, dipinge, scrive poesie, studia imprese future («nessuno sa di quelle stanze a parte me, e Dio»).
Petit piace alle gente comune, ma anche a tipi come Herzog e Mailer. Perché quando disobbedisce alla gravità, lassù, riesce a dare le vertigini a chiunque, a sollevarlo dalle banalità terrestri. Un giorno, per esempio, passò nel cielo di Gerusalemme. Qualche decina di migliaia di arabi e israeliani si scoprirono a battere le mani tutti insieme per incitarlo, dimenticando d'odiarsi cordialmente. Ogni sua impresa è un'opera d'arte. Un tempo le realizzava furtivo, illegale, ora ha gli sponsor. Ma Petit non va nell'aria per soldi (anzi, non guadagna quasi nulla), né per ansia da prestazione («non mi interessano i record, pur avendoli battuti tutti»). È refrattario pure alle lusinghe della pubblicità, perché se ne sta sigillato nella sua cattedrale. Allora perché ciondola su quelle corde tese a centinaia di metri d'altezza, perché rischia di sfracellarsi ogni volta? Non sa rispondere con precisione, come Matisse non saprebbe spiegare perché ha usato certi colori sulla tela. Dice solo che gli piace andare in «una terra di nessuno in cui nessun uomo è mai arrivato. Perché un essere umano sulla sommità di una cima altissima, molto forte ma molto,fragile, è un'immagine perfetta». Difficile? «Bisogna avere fede, bisogna credere in molti dèi per riuscire a stare lì senza avere il batticuore e mantenere sana la mente».
Petit, come dice il nome, è «piccolo» in alto, un minuscolo puntino nel vuoto e nel cielo. Eppure molto più vicino agli dèi di noi quaggiù. Certo, crede fortemente in se stesso, è quasi più audace di Icaro, ma deve anche conoscere l'umiltà perché se commette un errore è spacciato. Forse è per questo che gli dei lo lasciano fare.
testo in rosso estratto da Bruno Ventavoli per http://www.lastampa.it
Ritratto completo di Philippe Petit:
http://en.wikipedia.org/wiki/Philippe_Petit
Il Trailer del Film Man on Wire:
....."there is NO WHY!"
.......grande, GRANDISSIMO.........INFINITO
....."there is NO WHY!"
.......grande, GRANDISSIMO.........INFINITO
Caro Massimo, ho scritto nel post "inutili" nel senso che la gente normalmente attribuisce al termine utile/inutile. Utile cioè, viene generlmente inteso qualcosa che 'serve' economicamente, che produce qualcosa. Invece, l'impresa di Petit è puramente 'gratuita', non è stata fatta nè per soldi, nè per nessun altro scopo che non sia quello di sfidare i limiti, con consapevolezza, e compiere un gesto comunque storico e... poetico, che non è poco davvero.
Per questo io personalmente la ritengo tutt'altro che inutile (come credo si capisca leggendo il post che ho dedicato) e vorrei anzi che di cose belle e pazze come queste ce ne fossero tante altre...
GF
Scusi ma cosa le fa pensare che questa impresa sia stata inutile?
ci vuole del fegato..molto fegato...per fare cose di questo genere...pensate la sua malinconia adesso che non ci sono più le 2 torri
Magari sta già pensando di ripetere l'impresa alle
Petronas Towers!
sarà mica un angelo?
;)
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alle 19:06
salvatore
Anche l'inutile... serve!
A me fa venire in mente che a motivarlo potrebbe essere stato il semplice gusto del "beau geste", una forma di estetismo un po' dandistica, l'eleganza dell'inutile quindi nel mostrare cose che esistono contro vento... senza nulla voler di-mostrare
Detto da uno che non ama volare e non apprezza il bungee jumping...