Dagli UFO al Large Hadron Collider - I misteri della natura e della scienza
Le nanoparticelle lavorano in squadra per eseguire i loro compiti in modo piu' efficiente.
E' quanto emerge dall'esperimento condotto negli Stati Uniti, presso il Massachusetts Institute of Technology (Mit), dove nanoparticelle riescono a comunicare fra loro per rilasciare farmaci.
Il test, descritto sulla rivista Nature Materials, e' stato condotto con successo sui topi ed e' organizzato in due tempi: una prima ondata di particelle, dette di 'segnalazione', raggiunge il sito dove rilasciare i farmaci; qui innesca una serie di reazioni biochimiche nell'organismo, che segnalano ad una seconda squadra di particelle (chiamate 'riceventi') dove dirigersi per somministrare i farmaci.
''Abbiamo dimostrato che le nanoparticelle possono essere ingegnerizzate per farle comunicare tra loro una volta iniettate nell'organismo e che questa capacita' puo' migliorare l'efficienza con cui esse trovano e trattano malattie come il cancro'', ha osservato il coordinatore dello studio, Geoffrey von Maltzahn.
Nell'esperimento le nanoparticelle hanno dimostrato di essere molto piu' efficienti (fino al 40% in piu') nel raggiungere il sito dove rilasciare farmaci rispetto alle nanoparticelle di tipo tradizionale sviluppate finora.
Nel progettare le nanoparticelle i ricercatori si sono ispirati ai sistemi biologici complessi, nei quali componenti diversi lavorano insieme per raggiungere un obiettivo comune come per esempio il sistema immunitario.
In particolare hanno preso a modello la coagulazione del sangue, dove si innesca una serie di reazioni quando il corpo individua un danno a un vaso sanguigno. Nel processo di coagulazione, spiegano gli esperti, proteine chiamate fibrine interagiscono e formano una complessa catena per formare i filamenti che aiutano a ricucire la ferita e a bloccare la perdita di sangue.
Tenendo presente questo modello i ricercatori hanno sviluppato due tipi diversi di nanoparticelle: uno che segnala e l'altro che riceve il segnale. Le particelle che segnalano, che fanno parte della prima ondata, arrivano sul luogo da curare, nel caso dell'esperimento il tumore, attraverso i vasi sanguigni.
Una volta giunte a destinazione, queste particelle inducono il corpo a credere che vi sia una ferita sul luogo del tumore perche' si legano alle proteine che innescano la coagulazione.
A questo punto parte il segnale della coagulazione destinato a richiamare sul posto le fibrine. Il segreto delle particelle riceventi e' che sono coperte da proteine in grado di legarsi alle fibrine e quindi, una volta legate a queste, vengono attratte velocemente sul luogo da trattare per rilasciare i farmaci.
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