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Eric Abidal, il campione guarito dal tumore in pochi mesi: "Credo nel destino e in un disegno superiore misterioso che dobbiamo accettare."

Lunedì 25 Luglio 2011, 15:28 in Current Affairs, Medicina di

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"Decide il destino. Esiste un disegno superiore che dobbiamo accettare. Se io, quel giorno di undici anni fa (quando fu scelto dall'allenatore del Monaco Claude Puel, giunto a Nizza per valutare in realta' Dominique Aulanier che invece non divenne mai famoso, ndr) avessi avuto la febbre, non avrei giocato. Nessuno saprebbe chi sono.  Andrei in giro per Lione a dipingere pareti e installare parquet".

Esordisce cosi' Eric Abidal, fuoriclasse del Barcellona, all'intervista sul prossimo numero di GQ, con una foto esclusiva in cui mostra per la prima volta la cicatrice dell'intervento chirurgico a cui e' stato sottoposto lo scorso inverno. Oltre alla storia calcistica, Abidal racconta anche una commovente storia umana.

Lo scorso marzo improvvisamente il medico del Barcellona, Josep Fuster Obregon gli dice: "Hai un tumore al fegato". Come poi sia andata, lo sa chiunque abbia visto Abidal - con la fascia da capitano del Barcellona - sollevare la coppa dopo la finale di Champions League vinta con il Manchester United.

Come abbia affrontato la malattia, Abidal lo racconta in dettaglio: "Per anni, con il Barcellona, sono andato in giro per ospedali e istituzioni a visitare gente malata, orfani. Dunque ero preparato, sapevo che cosa dire e cosa fare. Ho imparato che e' una cosa normale, che e' la vita, puo' colpire chiunque".

Il terzino francese continua: "Perche' proprio a me? Non l'ho mai pensato, sarebbe disonesto. Il giorno in cui Puel mi vide giocare per la prima volta mica mi domandai 'Perche' proprio a me?' Eppure e' la stessa cosa".

Alla domanda se ci fosse un episodio particolare da ricordare Abidal risponde: "Quello del professor Fuster subito dopo l'operazione. Mi ero appena svegliato dall'anestesia e mi ha detto 'ci vediamo a Wembely, io ci vado di sicuro e tu quella sera ci sarai'. Pensai che era un professore matto". In realta' la profezia si e' avverata e Abidal e' anche sceso sul terreno di gioco nella finale di Champions League.

Abidal racconta il sentimento della finale di Wembley: "Guardiola ci ha dato le ultime raccomandazioni e ci ha letto la formazione. Nessuno ha battuto ciglio. Tranne me, ovvio. Poi ho cercato Puyol con lo sguardo. Lui mi ha guardato negli occhi e mi ha detto: 'Io adesso non conto, quello che conta sei tu, non preoccuparti di me'. Capisci che capitano cazzuto abbiamo? Questo e' il Barcellona, la squadra, il gruppo, i compagni vengono prima di tutto".

Continuando, il francese spiega bene la situazione che si vive nel club blaugrana: "Guadagnamo un sacco di soldi, ma ci alleniamo con la stessa voglia di quand'eravamo bambini. Ne ho visti di giocatori che diventano ricchi e cominciano ogni frase con ''io, io, io''. Ecco, al Barcellona non ci sono. Tra noi ce lo ricordiamo a volte: e' un gioco, ci pagano per fare qualcosa di bellissimo, facciamolo seriamente ma senza prenderci troppo sul serio. E' vero, nel calcio c'e' chi se la tira troppo. Chi esaspera". E a proposito dell'importanza del gruppo, di come sia fondamentale per condividere gioie e sofferenze, Abidal continua: "Non c'e' sofferenza a perdere una finale mondiale, nulla di personale almeno, perche' si perde e si vince come una squadra. Questa e' la mia educazione. Neppure il tumore e' una partita solitaria E' un gioco di squadra. Senza l'aiuto della famiglia, della gente comune degli altri malati e dei compagni, non si vince", ha concluso il francese.

fonte adnkronos

1
1
16 Mar 2012
alle 00:46

rui

forza eERIC che DIO ti guardi ,preghiamo per te infinito auguri

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