Dagli UFO al Large Hadron Collider - I misteri della natura e della scienza
Caravaggio e Giordano Bruno, due giganti dell'arte e del pensiero, solitari e ribelli, accomunati dalla ricerca della fantasia delle immagini, l'uno attraverso gli scuri dei suoi quadri inimitabili, l'altro mediante la scrittura e la parola interiore.
Due personaggi le cui vite alla fine del '500 'si passano accanto' senza mai incontrarsi. Sono loro i protagonisti del libro della studiosa e storica dell'arte Anna Maria Panzera, 'Caravaggio, Giordano Bruno e l'invisibile natura delle cose', edito da 'L'Asino d'oro' e in presentazione venerdi' alle 20,30 nell'ambito della kermesse estiva romana 'Lungo il Tevere', che si svolge tra Ponte Garibaldi e Ponte Cestio.
Il volume, con le prefazioni di Claudio Strinati, critico e storico dell'arte, e del filosofo Michele Ciliberto, e' introdotto da un rapido affresco storico e si addentra poi nelle opere degli autori, cercandone i punti di contatto, "ma sempre restituendoli alle rispettive identita'" - come scrive nell'introduzione Anna Maria Panzera - che intitola il secondo, fondamentale capitolo 'Vedere e dipingere: vista degli occhi e visione interiore'. Indagata nelle sue piu' profonde motivazioni etiche, estetiche ed epistemologiche, la questione del rapporto tra il pensiero di Giordano Bruno e l'arte di Michelangelo Merisi da Caravaggio, forse tra le piu' dibattute dell'intera storia dell'arte italiana, si dipana nelle 180 pagine del libro.
Caravaggio e Giordano Bruno non hanno lasciato reciproche testimonianze di una conoscenza o una vicinanza reciproca. Entrambi condussero una vita singolare, in epoche che si sfiorano. Esistenze strettamente legate alle loro opere. "La storia li ha trattati da eretici - scrive l'autrice del libro 'Caravaggio, Giordano Bruno e l'invisibile natura delle cose'- li ha anche temporaneamente disdegnati, poi rivalutati, infine trasformati in miti".
"E' la valorizzazione della tematica dell'ombra e dell'umbratilita'", la suggestione piu' importante del libro di Anna Maria Panzera, - sostiene Michele Ciliberto - secondo il quale l'aggancio tra le due geniali personalita' si trova nel distacco che l'autrice opera tra Caravaggio e la nuova scienza galileiana e nell'evidenza della distanza di Giordano Bruno dall'ideologia dell'Umanesimo.
Tra continui rimandi storici e filosofici, 'Caravaggio, Giordano Bruno e l'invisibile natura delle cose', che si avvale di un cospicuo apparato iconografico dei quadri citati del Merisi, pone in contrappunto dipinti e scrittura, a iniziare da 'Canestra di frutta' dell'artista lombardo e da quello che ne 'Il Candelaio' dice il Nolano di se'."Giordano Bruno fece della fantasia una struttura della conoscenza - scrive Anna Maria Panzera - per Michelangelo Merisi essa fu la struttura stessa dell'esistenza. Furono un'onda di piena. Il mondo, per un po' di tempo, dovette dimenticarsi di loro".
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