Le profondità degli oceani raccontano la storia del clima dell'ultimo milione e mezzo di anni

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Nei recessi più profondi oceanici vivono i foraminiferi, minuscoli organismi unicellulari marini che ai ricercatori che li hanno prelevati dalle coste neozelandesi raccontano molto della storia climatica dell'ultimo milione e mezzo di anni.

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Una fotografia ad altissima risoluzione dell’evoluzione del clima nell’ultimo milione e mezzo di anni: e’ quanto sono riusciti a ottenere i ricercatori dell’universita’ di Cambridge usando come una macchina del tempo i sedimenti intrappolati nelle profondita’ oceaniche, che hanno rivelato i cambiamenti del volume dei ghiacci e della temperatura degli oceani.

Alla ricerca, pubblicata su Science, partecipa anche una ricercatrice italiana appena rientrata dalla Gran Bretagna per lavorare al Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) di Venezia.

I preziosi custodi della storia del clima nel fondo degli oceani sono i foraminiferi, microscopici organismi unicellulari marini che i ricercatori hanno prelevato al largo delle coste neozelandesi.

Studiando il rapporto fra il magnesio e il calcio incorporati nei loro gusci, e’ stato possibile ricostruire con estrema precisione le variazioni di temperatura delle masse d’acqua oceaniche nel passato.

Questa informazione e’ stata poi confrontata con i dati emersi dallo studio degli isotopi dell’ossigeno, che invece registrano senza distinzioni sia le fluttuazioni della temperatura dei mari che le variazioni del volume dei ghiacci.

Dallo studio emerge un quadro ben delineato di quella che e’ stata la cosiddetta transizione del medio Pleistocene, un importante fenomeno (avvenuto tra 1,25 milioni e 700 mila anni fa) che ha cambiato il ritmo con cui si alternano ere glaciali e periodi interglaciali (la periodicita’ e’ passata da 41mila a 100mila anni).

fonte ANSA

“La ricostruzione dei cambiamenti climatici del passato e’ un punto di partenza indispensabile per cercare di mettere a fuoco possibili scenari di evoluzione climatica nel futuro”, spiega all’ANSA Patrizia Ferretti, la ricercatrice italiana che ha collaborato allo studio e che ora lavora presso l’Istituto per la dinamica dei processi ambientali del Cnr di Venezia.

“Conoscere cio’ che e’ avvenuto ci aiuta a prevedere come il pianeta potrebbe rispondere alle modifiche apportate dall’uomo - aggiunge - come ad esempio l’iniezione di grandi quantita’ di anidride carbonica nell’atmosfera”.

fonte ANSA

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