il corpo spirituale secondo Hans Kung.

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Ciao a tutti. E grazie per tutti gli interventi, sempre più ricchi, sempre più interessanti. Oggi daremo spazio a questo signore qui vicino, Hans Kung. Ma prima apriamo con le Parole di Paolo, San Paolo.

Alla ricerca di una migliore definizione di quel corpo spirituale che dovrebbe aspettarci, dopo la morte.

Prima lettera ai Corinzi 15

Vi sono corpi celesti e corpi terrestri, ma altro è lo splendore dei corpi celesti, e altro quello dei corpi terrestri. 41 Altro è lo splendore del sole, altro lo splendore della luna e altro lo splendore delle stelle: ogni stella infatti differisce da un'altra nello splendore. 42 Così anche la risurrezione dei morti: si semina corruttibile e risorge incorruttibile; 43 si semina ignobile e risorge glorioso, si semina debole e risorge pieno di forza; 44 si semina un corpo animale, risorge un corpo spirituale. Se c'è un corpo animale, vi è anche un corpo spirituale.

E' il celebre concetto di 'corpo spirituale', o 'corpo pneumatico' , o 'soma pneumatikòn' come recita l'originale del testo scritto, come è noto, in lingua greca.

Per cercare di capire meglio cosa intenda dire Paolo, San Paolo, affidiamoci alla interpretazione di un grande teologo, uno dei più grandi viventi, Hans Kung (ritratto nella foto qui sopra). C'è un suo bellissimo libro, dedicato alla preghiera del Credo. Ecco cosa scrive Kung, a proposito della Resurrezione dei corpi.

A noi uomini di oggi, con una mentalità scientifica si deve parlar chiaro: perché l’identità della persona rimanga conservata, Dio non ha bisogno dei resti corporei dell’esistenza terrena di Gesù ( come si manifesta nelle apparizioni di cui abbiamo parlato ieri – nota mia ).

Si tratta della Resurrezione a una forma di esistenza completamente diversa, forse paragonabile a quella della farfalla che prende il volo dal bozzolo di un bruco. Come il medesimo essere vivente si libera dalla vecchia forma di esistenza (“bruco”) per assumerne una inconcepibilmente nuova, interamente libera e aerea ( “farfalla”), così possiamo immaginarci la trasformazione del nostro io ad opera di Dio. Un’immagine.

Non siamo tenuti a pensare alla resurrezione in termini fisiologici. Ma allora a cosa è legata la Resurrezione ? Non al sostrato, per principio continuamente mutevole, o agli elementi di questo determinato corpo, ma all’identità della medesima immutabile persona. La corporalità della Resurrezione non richiede – né allora né oggi – che il corpo morto venga riportato in vita. Dio infatti risuscita in forma nuova, non più rappresentabile come afferma paradossalmente Paolo: come soma pneumatikòn, come corpo pneumatico, in una “corporalità spirituale”.

Quindi, con Paolo: continuità perché corporalità sta per identità della persona vissuta finora, la quale non si dissolve, semplicemente, come se la storia vissuta e sofferta fino alla morte fosse divenuta irrilevante.

                           e discontinuità perché spiritualità non sta semplicemente per continuazione o rianimazione del vecchio corpo, ma per nuova dimensione, per la dimensione-infinito che, trasformando dopo la morte tutto ciò che è finito, diventa infinito.

Fin qui Hans Kung. E' una concezione, una interpretazione che può convincere, o meno. Io la trovo enormemente suggestiva.  L'esistenza di questo 'corpo spirituale'  porta peraltro il 'vantaggio' di spiegare come sia possibile un'esistenza anche prima dell'inizio della vita. Il carattere, il destino, che ogni persona sembra avere, e portare con sè ancora prima della sua nascita.

Le parole di Kung, e la sua bellissima metafora sulla Resurrezione come Trasformazione mi hanno fatto venire in mente il celebre aforisma di Lao-tse (e qui Occidente e Oriente si avvicinano davvero):

Ciò che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla.

Ciao, a domani.

Fabrizio.

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